Mar. Lug 16th, 2024

Roberto Rodolfo Cami, architetto e artista genovese, propone una selezione di lavori fotografici e scultorei. L’arte è l’immagine allegorica della creazione, diceva Paul Klee, e Campi sembra condividere questa posizione con un’arte complessa concentrata sulla costruzione, sulla creazione, sulla ricerca. La tecnica digitale permette una sovrapposizione simbiotica tra flora e fauna. La superficie rugosa della roccia è la pelle morbida di un animale in attesa, con lo sguardo fisso del felino, di trasformarsi nella happy creature totalizzante, la Gesamtkunstwerk della natura. L’intento dell’artista è di scoprire un’arte onnivora che stratifica, giustappone presenze in strutture autosufficienti e onnicomprensivi. L’architettura dell’immagine, legata formalmente all’astrattismo figurativo, è stabile perché completa di spirito e corpo.

Rubens Fogacci, uno degli artisti di punta della Galleria, estende la sua modernità liquida tra il rigore formale e il dinamismo astratto in una serie di lavori policromi e pastosi di un arte non piu bidimensionale, ma corposa e presente. Le coloratissime immagini potrebbero spingere verso associazioni con le soluzioni della Pop Art ma, contrariamente, si tratta di un Melting Pop, liquido ed espanso, che confluisce nelle forme sinuose e fluttuanti, nelle linee semplici del contour toscano, nella cromia vivacissima post-moderna dove reale e visionario convivono in un flusso di continua trasformazione dove ogni quadro nuovo è un passo successivo in un processo di costante rinnovo. La donna, la frutta, il sole, il mare sono gli elementi di una poetica dolce, sgorgante succhi vitali, che dalla cinetica della vita a fatto il proprio perché. I grandi occhi spalancati che spesso ci guardano dai lavori di Fogacci, attendono l’attimo dopo, il momento successivo in cui accadrà quello che premia la lunga attesa.

Andare, fermare, girare, attendere. La pittura segnica di Gian Luca Galavotti, apparentemente statica, implica una serie di movimenti guidati, imposti da segnali convenzionali e standardizzati che sollecitano automatismi comportamentali. Decontestualizzati, frammentati, questi segni di colori accesi perdono le loro imperatività, acquistando le caratteristiche del cielo, della piazza, del mondo in cui sono posti. Il processo artistico di segnalare i segnali attivato da Galavotti rappresenta un atto di liberazione dalle mere costrizioni che noi stessi ci imponiamo nell’illusione di un ordine segnaletico.

Il lavoro di Alex Delby, tra formale e concettuale, si appoggia a molteplici elementi dell’arte novecentesca in una dinamica ricerca dell’essenza artistica. Le soluzioni proposte sono diverse, dal geometrismo aspro di Mondrian e l’espressionismo astratto di Rotho alla pittura subconscia d’azione di Congdon. La poetica che osserviamo è costantemente impegnata a cercare il vero e il falso nei messaggi della realtà che l’arte è in grado di tradurre. L’artista è immune stilisticamente da ogni soluzione formale che usa, strumentalizzandola senza temere citazionismi o plagi. L’aspetto che l’opera d’arte offre alla percezione e solo una parte dell’intera azione artistica che va oltre la superficie a due dimensioni per trovare l’intesa sempre diversa e sempre giusta in ogni uno di noi.

I brevi tratti abbozzati dei quatto artisti presentati si vogliono offrire allo spettatore solo come un strumento supplementare alla sensibilità estetica di chi si interessa del mondo vasto mai completamente compreso, mai completamente scoperto dell’arte. Testi e critica a cura di Denitza Nedkova

 

Galleria Wikiarte

Via San Felice 18, Bologna

dal mercoledì al sabato dalle 10.30 alle 19.00 orario continuato

martedì e domenica dalle 15.00 alle 19.00

lunedì chiuso.

Ingresso libero

www.wikiarte.com

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